La globalizzazione giorno dopo giorno sposta l’intera produzione globale nei paesi in fase di sviluppo costringendo le imprese di quelli tecnologicamente avanzati a trasferirsi per rimanere competitive e quindi sopravvivere. Di questo passo produrremo sempre meno rispetto a quanto consumiamo, le nostre industrie chiuderanno i battenti lasciando migliaia di dipendenti con tanto di famiglie a marcire per strada, cadrà il nostro potere d’acquisto tanto da non permetterci di acquistare nemmeno quei prodotti a così basso costo provenienti da quei paesi che hanno cagionato la nostra rovina; questi sarebbero costretti a ridimensionare pian piano la loro produzione secondo ritmi sempre più lenti fino alla loro progressiva stagnazione economica… Falliranno loro (che non venderanno più, ponendo crisi a quella furia produtrice esacerbata) e falliremo noi (senza potere d’acquisto) a ciò s’aggiunga l’esaurimento definitivo del petrolio previsto per il 2018 ed ecco le basi per un nuovo e terzo conflitto mondiale.

Questo fenomeno, petrolio a parte, può essere in parte attenuato tramite una forte normativa comunitaria protezionistica che non si basi tanto sui dazi ma su certificati di qualità (ISO 9001&Co.) così severi e così rigidi (ricordo che i cinesi hanno “taroccato” il nostro Certificato Europeo con China Export) da rendere impossibile uno smistamento nei nostri mercati di prodotti non “Made in Europe”. Una misura drastica ma abbiamo un futuro da costruire nelle più rosee prospettive possibili. Mors tua, vita mea.

Inutile cercare di convincerci o peggio di promuovere quei prodotti che loro non sarebbero in grado di produrre per chi sa quali strani motivi; ora come ora anche loro sono tecnologicamente avanzati senza contare che i macchinari li acquistano da noi e non sono poi tanto rispettosi né dei TradeMark né tanto meno dei Copyright.