…T’amo senza sapere come, né quando, né da dove, t’amo direttamente senza problemi né orgoglio: così ti amo perché non so amare altrimenti… (Pablo Neruda)

Beh! Prima o poi dovevo arrivare a trattare quest’argomento scottante… Chi sa chi leggerà questo post, In materia d’amore tutti sappiamo scrivere, ma nessuno sa leggere?!

Spesso mi chiedo se sia meglio aver amato ed aver sofferto o non aver mai amato, o se ne sia valsa davvero la pena: istanti di infinito piacere (spirituale!) contrapposti a lunghi periodi di lieve sofferenza, in quel suo inafferrabile morire e rivivere in ogni istante. L’amore, del resto, è più famoso per l’infelicità che procura che per la felicità, spesso misteriosa, che diffonde nella vita degli uomini. Ma poi mi rendo conto che temere l’amore è temere la vita, e chi teme la vita è già con un piede nella fossa; o che la felicità non sta nell’essere amati ma è nell’amare (anche se non corrisposti è difficile da accettare, lo so lo scopo dell’amore è amare: né più, né meno).

O se riprendendo il dubbio amletico di prima sia stato vero amore (?!) o cosa vuol dire amare (!?), domande che cerco di render rare sia per paura di ricordare che ripensare a quell’incapacità di dargli ordini, a quella sua libertà che non ammette piegature, a quel suo grano di pazzia od al come spesso i suoi migliori momenti siano quelli di quieta e dolce malinconia dove si piange e non si sa di che, e quasi ci si rassegna riposatamente a una sventura e non si sa quale (ce lo dice anche Andrea, ma con le parole di Liga).

Ho sempre saputo che nella vita reale il principio dello scambio equivalente non è sempre valido, e nell’amore è una vera e propria chimera. Sono uscito semidistrutto (l’amore è di tutte le passioni la più forte perché attacca contemporaneamente la testa, il cuore e il corpo e non li lascia facilmente, a tutti piacerebbe mia cara Teresa, ma purtroppo, come anche tu evidenzi, è estremamente difficile… Mai capitato di star male per amore e subito dopo rinascere per una “nuova conoscenza”? ) da una storia. Quello che prima era il centro del mio paradiso ora è un anonimo limbo, fatto di passioni vagamente ricordate (amore prima creava bellezza: dava espressione allo sguardo, grazia al corpo, fascino allo spirito, vibrazione alla voce; era il sole che faceva sbocciare i fiori della mia anima), di tanti rimpianti quanti rimorsi e di tanta sofferenza. Il mio spirito ha rotto il suo candido ed idilliaco sonno e sta faticosamente prendendo coscienza del nuovo stato; colpa della mia emotività, del mio eccessivo idealismo, del mio romanticismo ma anche discolpa per la capacità di entusiasmarsi per il minimo. Il solito dilemma: essere profondi come una pozzanghera farebbe soffrire molto di meno ma non farebbe apprezzare tanto!

Ora, premesso che dobbiamo necessariamente soffrire (purtroppo viviamo nella dualità: non possiamo distinguere la luce senza aver visto le tenebre, il freddo senza aver sentito il caldo, l’amore senza aver provato l’odio o la felicità senza conoscere la sofferenza… diceva Nietzsche “Chi non sa mentire, non sa cos’è la verità”) esiste un rimedio, una cura alle pene d’amore (riformulo, cura naturale, c’è chi purtroppo ricorre ai farmaci, ma non comprende che non fanno altro che lenire temporaneamente un dolore che poi ritorna ancora più forte di prima)?!. Da come ho capito l’unica cura è “potenziare” la propria vita sociale: uscire più di prima, cercare di conoscere più gente possibile, sfruttare ogni occasione proficua per attaccare bottone con un potenziale partner, etc… All’inizio sarà difficile ma bisogna farsi forza, combattere e “vivere”, anche con l’amarezza del sconfitta e la debolezza del dolore. Sarà dura: tutto ciò che vi circonderà ve lo/la farà ricordare ma dovete essere speranzosi e credere con fede indefettibile che presto chiusasi la porta si spalancherà un portone o come mi è stato suggerito ironicamente capire che “in tempi di guerra ogni porta è portone. E’ occasione per tirar fuori gli artigli, giustificazione per dare il definito colpo di grazia alla timidezza per l’estroversione, all’esistenza per la vita, al dolore per l’amore, al turbamento per la pace, etc… ce lo suggerisce anche l’utente Andrea L’amore è un veleno e l’unico antidoto è se stesso.

L’utente “Nessuno” fa una considerazione interessante “…trovandomi ancora nello stato in cui sto da diversi mesi ti posso dire con certe cose credo solo bisogna lasciarle fare il loro corso…l’amore come arriva se ne andrà o magari senza andarsene crescerà ancora e ancora più rivolto a qualcun altro.. buttarsi in storielle prive di fondamento servirà solo a farti ricordare quanto era bella e quanto era importante Lei e quanto era meravigliosa e che profumo aveva la sua pelle…in conclusione dico aspetto ke mi cada dal cielo quella ke non si comportera cosi male perke capira ke non lo merito. Ora soffro, ricordo, spero e magari morirò sperando ma perlomeno non ho vissuto in vano ho amato ed ho sperato il resto sono parole…“. E’ un tipico atteggiamento di rassegnazione dell’uomo, essere senziente, che sa di essere logorato da una forza più forte di lui e che si abbandona a se stesso, aspettando che un nuovo amore cada dal cielo. Ti capisco, così come ti capiscano benissimo gli altri (vedi Davide che vuole ritrovarsi ma non ci riesce, si scontra giorno dopo giorno con una barriera difficile da abbattere). Non scoraggiarti, dici tra l’altro una altra cosa degna di essere evidenziata quella ke non si comportera cosi male perke capira ke non lo merito, la sofferenza ci cambia (e non di poco), ci rende diversi e proprio per questo dobbiamo essere ancora più attenti non tanto per non risoffrire ma affinché il suo ricordo non funga da masso sul cammino speranzoso di ritrovare nuovi amori. Signori (e Signore), dobbiamo liberarci da questo torpore, le strade sono due: combattere od arrendersi. Resa vuol dire sedersi sulla riva del fiume ed aspettare il nuovo amore, accentandone la sofferenza e permettendo che questa ci eroda quotidianamente mentre il tempo cuce le ferite dell’antica fiamma; combattere significa lottare con tutta la debolezza del dolore che abbiamo in corpo, non arrendersi, non farsi sopraffare, dimostrare a se stessi di essere in grado di reggere e sfidare una così “ignota forza”… tutto ci ricorda lei/lui, poco importa lei/lui è e rimane un ricordo del passato e va vista/o come tale, il dado è tratto non si ritornerà più insieme e dobbiamo prima capirlo e poi accettarlo, non ha senso più fare paratori, il tempo ha cambiato la nostra storia e noi stessi.

Fregoli mi sono ritrovato io stesso nella tua stessa posizione “Quando sei tu a dover decidere…a dover prendere e spaccare il cuore della persona che per tanto tempo hai avuto al tuo fianco e rovinargli la vita, speri solo che il tempo accelleri il suo corso, che le nubi del cielo volino lontane e che lei e tutto il mondo ti possa perdonare e capire…è difficile, è doloroso ed è una cosa che può esser solo tua…“, anch’io ho scelto la via dell’amore, la mia gioia per la necessaria sofferenza altrui, ma purtroppo è una legge della vita, star con lei senza amarla a dovere (e quindi pensando ad un’altra) sarebbe stata un’ingiusto tradimento sia dei miei sentimenti sia di quanto lei provava per me. E quivi faccio un’altra considerazione (anche se molto ma molto relativa -perdonatemi per questo-), se l’amavate sappiate che lei/lui lasciandovi ha scelto la sua felicità (e cos’è l’amore se non il voler la gioia del proprio amato), siate contenti per lui/lei ma anche per voi per non aver sofferto per un amore non “equivalente”.

Articolo in continuo aggiornamento. Si accettano riflessioni ed aggiunte, tutto l’integrabile sarà integrato. Deywos. Spesso faccio ulteriori considerazioni a tema nella categoria del blog Zeitgeist anche se lì sono un po’ criptico.