Una piccola pietruzza scagliata da un’inconscia forza ha fatto barcollare la “muraglia”… Quel castello illuministico intriso di forte razionalità, forgiato da una freddezza che sembrava ignifuga “all’antica fiamma”, è quasi distrutto. Come può un essere, che in ben altri contesti (ahimè, altri tempi) non sarebbe nemmeno stato degnato di uno sguardo e trattato indubbiamente con sferzante superiorità ed elitarietà, esser riuscito a far provare sofferenze e malinconie oramai dimenticate, segno di un passato, ammaliato da profondi idealismi, passeggero, quasi scomparso nei meandri della mente. Ed ora proprio quella piccola pietruzza si crede un diamante, per nulla intimorita o lusingata, vive in una placida e lunga indifferenza, ignorando, radicata in avulsa superbia, gli inviti a diventar, almeno per il momento, parte integrante della muraglia. Muraglia, solcata da profonde ferite, mai troppo letali e cicatrizzate con lo stesso impeto con cui un artista impazzito dipinge i colori secchi ed aridi della morte su di una tela; eppure messa in crisi con tanta facilità da un sentimento che di irrazionale ha poco e da una forza inspiegabile che ha voglia di condividere sentimenti oramai repressi. Gutta cavat lapidem.